COSA POSSO FARE PER TE

Ho scritto la prefazione del bellissimo libro “A volte gli angeli ci parlano” dell’autore, Fabio Pertile.

da sinistra Bragantini Roberto, l’autore del libro “A volte gli Angeli ci parlano” Fabio Pertile e l’Artista Maffeo D’Arcole creatore della copertina

PREFAZIONE de “a volte gli angeli ci parlano“.


A cura di Roberto Bragantini
La prima cosa che si nota di Fabio è che segue quella che
io chiamo “la filosofia del rinoceronte”.
Ovvero la filosofia per cui non ci si ferma davanti a nulla
pur di raggiungere il proprio obiettivo.
Attitudine che solo chi scala le montagne e corre inces-
santemente può avere.
Spesso chi è devoto a questo modo di affrontare la vita
rischia di ferire le persone vicine, ma con l’esperienza, un
buon rinoceronte sa in quali settori incanalare la propria
energia, e riesce quindi a circondarsi anche di affetti e
collaboratori al suo livello.
La storia che andrete a leggere parla fondamentalmente
di un uomo che ha perso tutto, ma non i valori che egli
protrae nei piccoli grandi gesti. Attraverso un contatto
molto speciale, qualcuno direbbe spirituale, qualcuno
paranormale, riesce a rimettere in fila le tessere di un do-
mino impolverate, lasciate sul pavimento dei sentimenti
da troppo tempo.
Gli “Angeli” come li chiama Fabio, non sono altro che le
persone che incontriamo tutti i giorni, possiamo esserlo
noi per gli altri, e i suddetti “miracoli” altro non sono
che le buone azioni, i sacrifici, le parole dette al momento
giusto, che sanno tirarci fuori dal baratro.
In un film che amo molto con Jim Carrey, “una settimana da Dio”, Morgan Freeman interpreta il ruolo della di-
vinità e il miglior consiglio che riesce a dare al protago-
nista è “sii il tuo miracolo!”. Analogia riscontrabile con il
messaggio di questo libro.
Le persone possono essere il vero “Angelo” nella vita de-
gli altri.
Questo libro però è anche contradditorio nella sua na-
scita, in quanto è stato scritto di getto, su un volo con
penna e block notes, quasi fosse stato più un bisogno che
un sogno, quello di terminarlo al 50 esimo anno di vita
di Fabio.
Il titolo, così come l’opera raffigurata in copertina, rap-
presentano l’essenza stessa del libro, che quindi io non
voglio spoilerarvi, ma allo stesso tempo rappresenta an-
che la dicotomia tra la frenesia, il ritmo accelerato, e la
corsa a quel famigerato “posto al sole” che il protagoni-
sta, così come l’italiano contemporaneo cerca incessante-
mente, e lo zen, la calma, la tranquillità.
Esso è agitato e allo stesso tempo armonioso, come le onde
di un mare leggermente adirato che si frastagliano sulla
costa.
C’è anche un ritratto cinico e non troppo gratificante del-
la figura femminile, che sa essere sfinge, potente e impla-
cabile quando essa ha il coltello dalla parte del manico.
Questo però non deve essere scambiato per maschilismo,
o per rivendicazione personale da parte dell’autore, è una
visione del personaggio basato sulla sua esperienza, con
cui non si deve per forza essere d’accordo.

L’obiettivo di questo romanzo è in parte far riflettere sul-
le scelte, i bivi che incontriamo sulle nostre strade, su
come più che le scelte sbagliate, siano le scelte non prese,
a segnare per sempre il carattere e la quotidianità di ogni
individuo. Perché noi siamo purtroppo anche e soprat-
tutto la somma dei nostri rimpianti. Vuole anche essere
un invito ad andare oltre le apparenze, oltre una prima
lettura, in sostanza a saper ascoltare e a saper vedere quel
qualcosa di più.
Spesso, troppo spesso ci dimentichiamo che dietro un
completo Armani, dietro un grembiule o una divisa ci
sia una persona. Questa storia cerca di restituire un po’
di dignità alla persona dietro alle vesti che porta, oltre
l’etichetta che la società, e quindi noi stessi, si accolla alla
nostra identità.
Nei miei lunghi viaggi, per chi non lo sapesse viaggio per
il mondo senza soldi e in bicicletta per lo più (per saperne
di più vi invito a seguirmi su Instagram @dallapartedei-
sogni), ho incontrato spesso persone dominate da rabbia e
frustrazione, ma ancora peggio ho trovato persone arrese.
Arrese al ruolo che hanno, al piccolo castello che si sono
costruiti, a matrimoni ormai in folle lungo una china
dalla pendenza quasi impercettibile.
Come recita il mio passaggio preferito:
“Pensa, abbiamo dimenticato il fatto, che il solo fatto di
essere nati è il nostro trofeo, la nostra ricompensa per
non aver mollato, quindi la terra è popolata solo da vin-
centi […]?”

Siamo noi gli artefici e primi responsabili della nostra fe-
licità, a volte bisogna saper stare dalla parte dei sogni.
L’autore ha scritto questo romanzo come una sfida per-
sonale, non ha la pretesa di diventare uno scrittore anche
perché il suo business è totalmente su un altro settore, lui
stesso mi ha chiesto di non parlarne, ma credo sia impor-
tante dire che egli è un uomo per lo più di matematica.
Finite con un po’ di fatica le scuole medie ha incassato le
critiche (veritiere) di insegnanti che però allo stesso tem-
po sembravano voler limitare il suo potenziale.
L’italiano, la scrittura creativa e la narrativa in generale
non erano il suo pane quotidiano, ma ha cercato attra-
verso corsi di formazione di migliorarsi sempre di più,
questo libro è in parte anche l’essenza stessa dei suoi sa-
crifici e del suo costante desiderio di arrivare ogni anno
con qualità in più a disposizione.
“io non mi preoccupo di mantenere la qualità della mia
vita, perché ogni giorno lavoro per migliorarla. Mi sforzo
continuamente di imparare e di fare nuove e importanti
distinzioni sul modo di aggiungere valore alla mia vita e a
quella degli altri. Questo mi dà la sicurezza di poter sem-
pre imparare, di potermi sempre sviluppare e crescere.”
Antony Robbins

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